When Halloween was celebrated in Italy.

Ancient origin of the kids most loved pagan celebration.

 

One of the biggest criticisms of Halloween is that it is said to be an American tradition which should not be celebrated in Europe as it is far from European tradition. A little bit like American Thanksgiven or Indian Diwali.

The good news for all Halloween lovers is that this is not true. For example in Italy, it has always been celebrated. We only need to refresh our memory as it seems that we forgot everything about it!
Let’s take a step back on our tradition to discover Halloweens’ origin.

The name Halloween comes from the sentence ” All Hallows’ Eve” or ” All Saints’ Eve”, ” Notte di tutti i Santi”  better known in Italy as ” Ognisanti”
The All Saints were the dead and the afterlife spirits which existed in pagan mythology.

Halloween’s origins date back to the ancient Celtic festival of Samhain.
The Celts, who lived 2,000 years ago in the area that is now Ireland, the United Kingdom and northern France, celebrated their new year on November 1st.
This day marked the end of the summer and the beginning of the dark, cold winter, a time of the year that was often associated with human death. The perfect time to remember the dearest who passed away.

In the ancient Roman world there were numerous festival to celebrate the dead.

The 5th and 6th October the Romans celebrated the Mundus Patet and the Dies Alter.
The first one was a ceremony in which the Romans opened a hole in the land, symbolising the door towards which it was possible to communicate with the underworld.
The second one was a day dedicated to the Manes, the souls of the dead.

At the end of October on 29th they celebrated Vertumno, god of seasonal changes and symbol of autumnal mellow fruitfulness thanks to his hierogamic union with Pomona, goddess of fruits.

Over time the practices of Samhain merged with the roman celebrations of Pomona and it is here that we can found the roots of Halloween.

The traditional celebration of the dead, like all ancient pagan tradition, never lost their appeal on people who, year by year, celebrated them with renewed enthusiasm.

The catholic Church tolerated for centuries these celebrations, but in the 8th century Pope Gregory III took action against the pagan rituals and moved the celebrations of catholic Saints from 13th of May to 1st of November to discourage the pagan festivals, celebrated the 1st of November.

However the pagan celebrations, the costumes, the fires, the lights and food offers did not disappear as people did not want to renounce to their traditions. For this reason the Catholic Church introduced another festival on the 2nd of November to cover up and justify the pagan celebrations.

In the 15th century, thank to the English colonies, Samhain/Halloween celebration was exported to America and there, far away from Europe and its catholic tradition, became popular.
When Irish immigrants arrived in America in the 19th century, they could not find the traditional turnips and they discovered the pumpkin, which resulted in the jolly American jack-o’-lantern, that dominate Halloween imagery today.

originalirishjackolantern

traditional turnip Jack- o’- lantern at the museum of country life in Ireland.

In the 18th century everywhere in Italy people celebrated the dead between the night of 31st October and 2nd November and their celebrations were not much different from the ancient pagan rituals: carved pumpkin, kids dressed up with their  scariest costumes, knocking the neighbours’ door to receive nuts or cakes. In some parts of Italy the dead visited the living-world to bring presents to the youngsters. Well, nothing was changed, but the name!

In fact Italians used to call Halloween with a different name depending on which region they were from.
The tradition is still alive and  today we have Is Animeddas and Su Mortu Mortu in Sardinia, La notte delle Lumere ( the night of  lanterns) in Sicily and Lombardia.  And of course each region has its typical culinary speciality.

If you are travelling to Umbria, Marche, Lombardia, you can eat Ossa dei Morti ( bones of the dead) in Veneto you can eat a very similar biscuit called Fave dei Morti ( beans of the dead) and Nzuddi in Sicily.

pan-dei-morti

 They look yummy find here the recipe!

Andrea Camilleri the Sicilian writer famous for Montalbano’s books wrote a beautiful autobiographic story which wants to celebrate the importance of keeping alive our memories.

Una Tradizione Italiana ( Interemediate /Advanced)

pupo-dei-morti

 

La figura fotografata è strettamente legata ad una festa.

A quale, secondo te?

A chi viene regalata?

Di che materiale è?

Hai mai sentito parlare di Andrea Camilleri?

Andrea Camilleri è autore di importanti romanzi di ambientazione siciliana ed è famoso in tutto il mondo per i suoi gialli ambientati in Sicilia e il cui protagonista è il Commissario Montalbano.

Camilleri è diventato un caso letterario grazie al suo caratteristico linguaggio siculo-letterario.

Leggi un brano tratto da “Racconti quotidiani

Quale tradizione descrive lo scrittore? Quale episodio della sua infanzia ricorda? Come viveva Camilleri questa tradizione?

Il giorno che i morti persero la strada di casa

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.
  1. Rileggi il testo e sottolinea le parole che secondo te non appartengono alla lingua italiana e sono tipiche del dialetto siciliano.
  2. Riesci ad indovinare il significato? Il significato può essere intuito dallo stesso contesto o per la somiglianza con le parole italiane

Controlla se tra le parole che hai segnato hai trovato le parole o le espressioni corrispondenti a…

bambino- lenzuolo – rumore – piccolini – un po’ sudati – in giro per la casa – dietro a – biscotti –

mattina – splendente – anche – di anno in anno

A te la penna!

C’e’ una tradizione che ricolleghi alla tua infanzia? Rispondi al post, scrivi un breve testo e condividi i tuoi ricordi!

Facciamo il punto ( Grammatica)

Rileggi le seguenti frasi del testo. I verbi sottolineati nella prima frase sono coniugati al condizionale passato, quelli della seconda al trapassato prossimo.

Sottolinea nella frase principale il verbo da cui dipendono.

  1. Prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il due mattina, al risveglio.

     2) Il due di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno  
         avanti.

Un po’ di Grammatica!

Si usa il ________________________quando un’azione passata è avvenuta prima di

quella espressa nella proposizione principale.

Si usa il _________________________quando un’azione passata è avvenuta dopo

quella espressa nella proposizione principale.

Leave a reply